LA TERRAFERMA DI EMANUELE CRIALESE

Terraferma di Emanuele Crialese è un gran bel film italiano, ha già guadagnato il premio speciale della Giuria alla Mostra di Venezia ed era candidato agli Oscar 2012 come Miglior Film Straniero, prima che la giuria decidesse di non farlo arrivare al rush finale.

Il film è ambientato a Lampedusa, in epoca contemporanea, e racconta la storia di tre abitanti che d’estate vivono di pesca e di turismo. Al centro della famiglia c’è un anziano pescatore che è legato saldamente alle leggi del mare, una giovane donna che sogna di raggiungere la terraferma per vivere una vita migliore ed un ragazzo confuso che cerca di fare ciò che è giusto.

L’anziano pescatore (Mimmo Cuticchio) e il nipote (Filippo Pucillo) prestano soccorso ad un gruppo di clandestini in mare, mettendone in salvo alcuni, tra i quali una donna incinta e già madre di un altro bambino. Decidono di non denunciare il fatto, ignari della nuova legge sui respingimenti, e di conseguenza viene loro sequestrato il peschereccio. La madre di Filippo (Donatella Finocchiaro) si prende cura della clandestina ed insieme al nonno l’aiuta a partorire e poi organizza il piano per farla approdare sulla terraferma.

Ciò che ha portato la donna isolana ad interessarsi della clandestina è proprio la paura, il volto di quella donna africana che emerge dal fondo scuro la incupisce, la spaventa perché le fa credere di essere lei la minacciata, quando in realtà non è così. Di conseguenza è questo sentimento di improvviso timore che la porta a prendersi cura della clandestina, instaurando così un legame fatto di speranza per un futuro migliore.


Uno dei personaggi più importanti del film è il giovane Filippo che in prima persona vive il contrasto tra la legge dell’uomo e la legge del mare, tramandatagli dal nonno. Il suo momento di svolta avviene quando in lui affiora finalmente il senso colpa: trovatosi in piena notte su un battello in mezzo al mare, per poco non viene ribaltato da alcuni naufraghi africani che gli chiedono aiuto. Il ragazzo, spaventato per quello che sarebbe potuto accadere nel caso in cui avesse deciso di salvarli (come aveva fatto in precedenza col nonno), impedisce loro di salire colpendoli con un remo. Quando rivedrà quei sopravvissuti rinvenire sulla spiaggia, nascerà in lui un senso di ribellione e di rabbia che lo porterà alla svolta finale.

Questo è un film che tocca molto da vicino, Crialese mostra allo spettatore quanto al giorno d’oggi l’egoismo e l’insensibilità abbiano portato l’uomo a rifiutare le leggi della natura, talvolta scomode ma umane, per reggere delle nuove leggi più comode e, sebbene scritte dagli uomini, più disumane di quelle naturali.

Ad un certo punto del film, tramite un piano sequenza “sottomarino”, il regista mostra allo spettatore cosa gli uomini abbiano lasciato scivolare sul fondo del mare: scarpe, documenti, taccuini, vestiti appartenenti ai cadaveri dei clandestini che ancora numerosi giacciono sul fondo del mare, ma anche simboli religiosi che rappresentano quei valori cristiani dimenticati o per comodità accantonati.

Questo non è un film semplice ed essenziale, quanto piuttosto una vera lezione di vita che spero sappia scuotere l’indifferenza insita in tutti noi e che negli ultimi tempi è emersa in maniera prepotente, senza essere minimamente contrastata, non solo davanti agli occhi degli abitanti di una semplice isola, ma a quelli di un intero Paese.

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