QUANDO STRAVAGANZA VUOL DIRE CREATIVITA’
Quando si parla di Fashion Design, di moda e di creazioni è necessario prendere alla lettera le parole che utilizziamo per descrivere questo particolare aspetto della nostra società.
La foto qui sopra ne é un ottimo esempio: tutti pensiamo che vi sia in essa qualcosa di artistico e parallelamente correggiamo il nostro istinto emotivo con la razionalità e aggiungiamo al nostro pensiero la clausola “ma io non uscirei mai di casa vestito così”. Ecco, è questo il problema. Con abiti e creazioni del genere non si esce di casa, a meno che voi non siate Lady Gaga. Con questi esempi di perfezione e genialità si fanno le foto per le riviste, si partecipa alle mostre, si vincono concorsi e al massimo si sfila. Nulla a che vedere, isomma, con il quotidiano.
Alexander McQueen era un genio perché insieme a pochi altri si è ricordato di quest’opzione che solo i Fashion Designers hanno. Le sue Armadillos sono immettibili, ma passeranno alla storia e verranno iscritte nei libri di moda e design, dove non troverà mai posto la maggior parte delle creazioni ideate per il prêt-à-porter.
La differenza che sta tra il Fashion Design e il Prêt-à-Porter è la stessa che troviamo tra un quadro di Picasso, Klimt o Fontana rispetto ad un volantino che ci viene consegnato per strada piuttosto che il disegno di un bambino. In tutti questi elementi vi è un che di artistico, ma è il grado di “stravaganza” che distingue gli elementi creativi da quelli “normo-dotati”.
La stravaganza (che risiede anche semplicemente nel tratto, non per forza nel risultato finale) misura il grado di creatività dell’artista che ha ideato l’oggetto della nostra attenzione e ci fornisce gli strumenti di valutazione per il resto delle cose. Il prêt-à-porter, invece, può essere limitatamente creativo perché ha un fine più importante: deve essere pratico, mentre il Fashion Design si può permettere tutto, anche di creare qualcosa che nessuno mai indosserà.
Foto via: mosaic-on






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