LA MIGLIORE GUIDA PER OGNI VIAGGIO
La musica è un viaggio metaforico attraverso cui ci si può perdere tra le pieghe che note e parole formano in un’armonia misteriosa, ma anche un viaggio vero e proprio, una scoperta di posti noti o sconosciuti cantati in un modo che spesso è anche un po’ nostro. Questa playlist geografica è dedicata a tutti quei luoghi che significano qualcosa per me, luoghi vicini o lontani, visitati o agognati, dove c’è qualche angolo o qualcuno a cui voglio bene, un pezzo di me che mi aspetta e che prima o poi andrò a riprendermi. Se anche voi avete da qualche parte una canzone così, che magari volete condividere con noi, o se semplicemente vi va di viaggiare nel modo più economico possibile, questa playlist sarà il vostro compagno ideale.
Phoenix – Rome (da ‘Wolfgang Amadeus Phoenix’, 2009)
Francesi che cantano di una città italiana in inglese: i Phoenix colgono alcune tra le molteplici anime di Roma, scoprendola nell’occasione di un amore appena finito e di una sigaretta che ancora brucia da qualche parte.
Friendly Fires – Paris (da ‘Friendly Fires’, 2008)
I Friendly Fires sono stati definiti da molti una band ‘dance punk’: se le etichette non fanno per voi e siete invece cultori dell’ascolto soggettivo e disinteressato, la loro energia condita con sonorità elettroniche e affascinanti che caratterizza tutto l’album (non solo ‘Paris’ ma anche ‘Jump in the Pool’ e ‘Photobooth’) vi catturerà.
Peter, Bjorn and John – Amsterdam (da ‘Writer’s Block’, 2006)
Se dico Peter, Bjorn and John dico ‘Young Folks’. Se dico ‘Young Folks’ invoco gli orecchiabili fischiettii che tanto andavano di moda qualche anno fa. Ma il trio svedese è molto più di una hit stagionale: il loro ‘Writer’s Block’, infatti, di blocco ha solo il titolo, visto che contiene molti pezzi decisamente interessanti. Amsterdam non l’ho mai visitata, ma quando lo farò affitterò una bici e pedalerò in compagnia con Peter, Bjorn and John nelle orecchie.
Subsonica – Il Cielo su Torino (da ‘Microchip Emozionale’, 1999)
‘Il cielo su Torino sembra muoversi al tuo fianco’: e non è solo il cielo la parte di questa stupenda città che ti segue sempre, ovunque tu vada. Se la ‘sabaudade’, quel sentimento di nostalgia della prima capitale d’Italia, è qualcosa di fisico che attanaglia anche le tue viscere, i Subsonica con ‘Il Cielo su Torino’ sono la tua colonna sonora.
Gogol Bordello – Harem in Tuscany (da ‘Super Taranta!’, 2007)
Dopo essersi accortο della vuotezza della politica ed essersi fatto domande sul senso della vita, lo zio Sandro decide di andare in un harem in Toscana per dimenticare tutto il resto. I Gogol Bordello, che sono esperti in soluzioni contro una vita noiosa, hanno scelto il posto giusto dove lo zio Sandro può incontrare persone piene di vita e lasciare tutto il resto alle spalle, saltando al ritmo di una pazza taranta.
Muse – Stockholm Syndrome (da ‘Absolution’, 2003)
I Muse sono i Muse di quello che può essere considerato il loro album piu’ ruvido. La sindrome di Stoccolma, invece, è un’affascinante condizione psicologica secondo la quale una persona vittima di un sequestro può innamorarsi del sequestratore. Dopo essere stato a Stoccolma capisci che il nome della sindrome, che deriva da un evento accaduto proprio nella città svedese, non è poi così sbagliato.
Matt Costa – Vienna (da ‘Unfamiliar Faces, 2008)
Se ho scoperto Matt Costa devo dire grazie a mio fratello e alle sue passioni chitarresche che mi hanno aperto una dimensione nuova che non è solo quella dei surfisti californiani e dei video tutti bellocci e signorine in bikini. Matt Costa è californiano sì, ma come canta lui Vienna non lo fa nessun’altro.
Patrick Wolf – London (da ‘Lycanthropy’, 2003)
Primo album del carismatico e magnetico londinese Patrick Wolf, Lycanthropy e racchiude nel titolo l’itinerario di trasformazione che intraprende il giovane cantautore, che in ‘London’ dipinge la sua citta’ con tatto e delicatezza.
Afterhours – Bye Bye Bombay (da ‘Quello che non c’è’, 2002)
Io in India non ci sono mai stata. Ma l’India ogni tanto mi sfiora e mi ha addirittura spintonata quando ha avvolto col suo fascino una delle persone a cui sono piu’ legata e a cui ho dovuto dire bye bye. Gli Afterhours mi incuriosiscono e l’India ha su di me il loro stesso effetto.
Of Montreal – Oslo in the Summertime (da ‘The Sunlandic Twins’, 2005)
Oslo è un nome che a me evoca una sensazione, ed è una sensazione di freddo. Gli Of Montreal tessono un ossimoro che un po’ attenua questa sensazione e mi fa venire una voglia matta di ammirare il sole alle 4 di mattina.
The Shins – Australia (da ‘ Wincing the Night Away’, 2007)
Chi mi conosce bene sa che significato abbia per me l’Australia. Il fascino emanato da quello che è uno dei posti piu’ lontani da noi finora non mi ha mai toccata, ma non posso negare di essere attratta dagli Shins e dalle loro sonorità saltellanti.





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