OGR, BIENNALE D’ARTE E FILM FESTIVAL: ECCO IL NUOVO MJM

MayJayMagazine rientra dalle “vacanze” (queste sconosciute in realtà, ma… dettagli) con tanti buoni propositi per questo nuovo anno scolastico. Perché anche se ormai siamo cresciuti ci piace ancora ragionare in semestri.

Cominceremo con l’aggiornare con più costanza il nostro magazine online, ultimamente tenuto in vita solo grazie alle strepitose playlist di MsBrightside e naturalmente alle foto dei due nostri mitici fotografi (di cui presto saprete di più…). Se riusciremo nell’impresa, solo il tempo lo dimostrerà, ma vorremmo davvero che questo spazio venisse sfruttato appieno, nonostante i limiti che le nostre conoscenze informatiche ci impogono.

Qualche avant-première giusto per mantenere alta la suspense: visto che siamo per adesso ancora un po’ binazionali, il nostro lato italiano vi offrirà una retrospettiva delle mostre che in questi mesi si sono alternate alle OGR di Torino per il centocinquantenario dell’Unità d’Italia. Nello stesso tempo il nostro côté français vi proporrà una bella panoramica sull’undicesima Biennale di Arte Contemporanea di Lyon che inaugurerà il 15 settembre. Dulcis in fundo, per il secondo anno consecutivo, saremo inviati speciali per il Lumière Film Festival… Allora: vi abbiamo convinti a restare sintonizzati?

NUITS SONORES: LIONE A TUTTA MUSICA!

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Se amate la musica e soprattutto se vi piace ballare, questo è il momento giusto per fare un salto a Lione.

Il nome dice già tutto: Nuits Sonores. Notti Sonore. E altro che notti! La festa, qui, inizierà già da mezzogiorno… Da domani al 5 giugno infatti, la capitale del Rodano-Alpi ospiterà un’infinità di concerti, sparsi qua e là per la città: a bordo dei famosi péniches lungo fiume, come il Sonic o La Marquise, così come nelle discoteche più celebri, DV1 e Loft Club in primis. Persino la catena di ristoranti Ninkasi non se ne starà con le mani in mano. Un’intera città travolta da un’onda musicale senza eguali: cinque giorni non-stop, con una media di 21 concerti al giorno. Cosa chiedere di più?

Ce n’è per tutti i gusti: dal post-rock primordiale dei Tortoise, all’elettronica rockabilly di DJ Von Kids, dal pop/folk psichedelico di Caribou al vecchio “british” rock dei Crystal Stilts, dall’hip hop/punk dei Ninjasonik al math rock contorto dei fantastici Battles. Occhi puntati anche sul padrino di Mr. Oizo,  Monsieur Laurent Garnier, che già ha registrato il pieno sold out.

Insomma, l’edizione 2011 di questo festival più che gggiovane (enfasi sulla G) sembra aver rispettato il suo credo: un’ottima programmazione artistica, attenta all’aspetto più innovativo del panorama musicale per una convivialità urbana senza precedenti. Molti concerti saranno gratuiti, altri, naturalmente, si pagheranno (pur senza eccessi). Siete pronti a buttarvi nella mischia con noi?

Per info e prenotazioni: www.nuits-sonores.com

MAYJAYMAG @ SALONE DEL LIBRO 2011

Se n’è parlato tanto. Ed anche se il Salone del Libro se la tira più di un tempo (sarà perché ha smesso di chiamarsi “Fiera”?), resta un evento commovente. Alla faccia di chi dice che gli Italiani non leggono.

Purtroppo è un dato di fatto, è vero. La gente legge poco. Ma a zigzagare tra gli stand del Lingotto in questi cinque giorni, siamo stati più di 300000. E se il mezzo chilometro di coda per vedere Gramellini era prevedibile, se l’ora di attesa fuori dalla Sala Gialla per la Littizzetto era  d’obbligo, chi avrebbe mai creduto di trovare tanta gente seduta ad ascoltare la diretta su Radio 24 di Barbara Alberti? Un’oretta o forse più, perché guardarla ripercorrere le scoscese salite della letteratura russa, ci ha fatto un po’ smarrire: solo lei, la sua voce e Vladimir Mayakovsky di cui ha raccontato tormento e umanità con una leggerezza fuori dal tempo.

I più conosciuti si mescolano alla folla, quasi non fossero poi così celebri: Travaglio si siede senza spocchia ad un tavolo di Eataly per addentare una pizza, poco distante Fassino, rigorosamente in borghese, visto il silenzio stampa pre-elezioni. Ancora non sa che diventerà il nuovo sindaco di Torino. Daria Bignardi è chiamata in causa, a definire cosa sia l’Inquietudine e proprio quando rischia di sorpassare il limite della filosofia consentita, ritorna persona, donna, madre: “Se mio figlio si è alzato, vuol dire che sono proprio noiosa”.

E via così, in un turbinio d’inchiostro e pagine e che si raccontano da soli, senza che la gente abbia bisogno di interrogarli per capire. I librai si trasformano in eroi, pur preferendo ai tradizionali occhiali spessi come fondi di bottiglia, diavolerie targate Kindle e iPad, forse il futuro del libro, forse no. Nel Bookstock Village all’Oval c’è spazio anche per la classifica delle storie più amate di sempre: ai quindici volumi selezionati da Biblet (l’ebook store di Telecom Italia)  per raccontare i 150 anni dell’Italia unita, il pubblico ha aggiunto Oceano Mare di Baricco, ponendo sulla vetta, tra gli stranieri, il Siddharta di Hesse. Un grido unanime, e al contempo un bisbiglio che quasi sfida il mondo, ricordando: abbiamo ancora voglia di sognare.

Rivivi il Salone Internazionale del Libro di Torino attraverso la NOSTRA PHOTOGALLERY!

ESPERIENZA 150: IL VIA AL SALONE DEL LIBRO DI TORINO

Apre oggi la XXIV Edizione del Salone Internazionale del Libro di Torino, un’edizione dedicata alla Memoria, come seme del Futuro.

Con una superficie quasi raddoppiata rispetto al passato, il Salone ospita quest’anno 1500 editori, oltrepassando il tradizionale spazio espositivo del Lingotto e spingendosi fino a quell’Oval che fu culla di Terra Madre. Esperienza Italia 150 continua dunque attraverso una mostra-percorso sui libri simbolo dell’Unità, titolata 1861-2011, L’Italia dei Libri. La primadonna è questa volta la Russia che tra uno stand e l’altro consentirà alle migliaia di visitatori previsti di degustare la sua cucina moscovita.

E già si parla di record: tra gli ospiti internazionali più attesi citiamo il premio Pulitzer Paul Harting, Luis Sepúlveda e Marc Lévy, con un best-seller da venti milioni di copie. L’Italia dal canto suo si difende bene: super attesa la lectio magistralis di Umberto Eco su Libertà e costrizione dello scrittore, così come il dialogo tra Eugenio Scalfari, fondatore di La Repubblica, ed Ezio Mauro, suo attuale direttore. Con loro, tanti altri: tra i saggisti, Alberto Angela, Margherita Hack, Piergiorgio Odifreddi e Gustavo Zagrebelsky.

E non mancano neanche i, da noi ribattezzati, VIA (Very Important Authors): dal direttore de La Stampa Mario Calabresi, alla mitica Serena Dandini, passando per Daria Bignardi, Paolo Villaggio, Erri De Luca, Giorgio Faletti, Margaret Mazzantini, Antonio Tabucchi, Susanna Tamaro, Margherita Oggero e naturalmente lei, Lucianina Littizzetto che ci piacerebbe proprio incontrare mentre incappa nell’onnipresente Federico Moccia. Tra i numerosi eventi da festeggiare anche i venticinque anni di Micromega, la rivista di filosofia e politica su cui interviene tuttora Marco Travaglio.

Che dite, venite con noi?




Per organizzare la vostra visita, date un’occhiata al programma completo sul SITO UFFICIALE.

BLACK & ORANGE: QUANDO IL FUMETTO VINCE

E’ passato un mese esatto da quando, a Torino Comics, “Black & Orange” di Virginia Chiabotti, disegnatrice, e di Umberto Mangiardi, sceneggiatore, si è aggiudicato il primo premio al concorso fumettistico “Pietro Miccia”.

La notizia, ormai, non ha il pregio della freschezza, ma tant’é. A chi scrive andava di parlarne, sebbene sia la persona meno adatta a buttare giù queste righe. Perché? Innanzi tutto l’autore di questo pezzo, Andrea Donna, non ha alcuna cultura fumettistica ed è, inoltre, un pessimo giornalista: di quelli che, per intenderci, chiamano entusiasti la redazione, si fanno accettare il pezzo e lo consegnano poi, se va bene, venti giorni dopo. Inoltre, Andrea Donna conosce personalmente la disegnatrice di cui si sta per parlare ed è legato da fortissima amicizia con lo sceneggiatore. Insomma: la fiera della soggettività. Eppure il tema merita e la redazione di MayJayMagazine é ben contenta di aprire una parentesi.

Ci sono vari elementi che possono far sì che una serie di strisce si aggiudichi un premio (il che nello specifico significa che quelle strisce hanno potenzialità, sono giudicate in grado di piacere a un pubblico e magari anche di vendere: il premio del “Pietro Miccia” consiste proprio nella pubblicazione da parte della Casa Editrice Pavesio). Tra questi – ha spiegato a chi scrive Fulvio Gatti, della giuria del premio – c’è anche “la tenerezza”. Proprio così: Chiabotti e Mangiardi – anzi Virginia e Umberto, giacché parliamo di amici e non ancora di artisti affermati – hanno vinto anche “in virtù della tenerezza espressa dalle loro vignette”.

Questo il giudizio di un addetto ai lavori (giudizio che, a scanso di equivoci, condividiamo in pieno). Non rischiamo di peccare di modestia e azzardiamo anche un nostro parere, da assoluti profani. L’abilità di Virginia e Umberto sta anche, secondo noi, nell’evitare un difetto tanto comune nei giovani artisti: l’uso dell’artistese, quella patina estetica da creativo di facoltà umanistica che rende tutti uguali (e noiosi, e banali, e in generale di scarsa qualità) troppi lavori di giovani cineasti, prosatori o designer.

Altro che artistese: Virginia e Umberto parlano, con perfetta dizione, un meraviglioso idioma del pennino e della china. E, soprattutto, parlano una lingua già adulta. Adesso la sfida sarà “liberarsi di Charles Schulz e di Bill Watterson” (citiamo di nuovo Fulvio Gatti) e volare da soli, con le proprie ali, verso un proprio linguaggio originale.

Virginia e Umberto hanno tutte le capacità per farlo al meglio. E chissà che non torneremo a raccontare di loro, ancora, su queste pagine virtuali: parlando di loro, però, come di Chiabotti e di Mangiardi.

Segui Black & Orange, sul blog PioggiaDiChina!

ESPERIENZA 150: IL MONDO TORNA A TORINO

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The World comes to Torino. Così titolava solenne il tributo che nel 2006 la NBC dedicò alla città che per prima fu la capitale dell’Italia unita, quando la cerimonia di apertura diede inizio alla XX Edizione dei Giochi Olimpiaci Invernali. Oggi, a cinque anni di distanza, gli occhi del mondo sono ancora una volta puntati su di lei, quella perla ai piedi delle Alpi che da scontrosa cittadina di provincia si è trasformata senza preavviso in un universo metropolitano.

Camminare per Torino oggi che il Belpaese compie 150 anni, è come reincontrare l’amica cessa delle medie a una festa universitaria: la guardi, ti chiedi se è lei, dopodiché fai fatica a respirare perchè non ci puoi credere. Niente più apparecchio, niente più brufoli. Solo un’eleganza non ostentata e una bellezza tutt’altro che ordinaria, celata dietro agli occhi schivi di sempre. Ti verrebbe voglia di prenderla per mano e dirle che tu lo sapevi. Che non eri tra quelli che la prendevano in giro e che lo sentivi che un giorno tutti sarebbero rimasti senza fiato nel constatare quanto si erano sbagliati.

Torino oggi accoglie i suoi ospiti con garbo e delicatezza, non dimenticando di indossare il suo abito migliore. Per questo abbiamo deciso di mostrarvi uno dei suoi ultimi gioielli, quello che Italo Lupi, Ico Migliore e Mara Servetto hanno progettato per l’occasione: si tratta di ben 144 metri di collier su misura per Madama Mole Antonelliana. Un tricolore da sfoggiare e ammirare fino a novembre, a meno che i torinesi non continuino a votare sì al sondaggio che vorrebbe trasformare l’installazione da temporanea a permanente. Mattia Boero ha catturato in questo splendido time lapse l’allestimento dei tre neon che il mondo osserva basito, col naso all’insù, ciondolando lungo Po.

PESCE D’APRILE…?

¿ǝʇʇnʇ ıp ɐpɹnssɐ ùıd ɐsoɔ ɐן ɐʇsǝnb oıɹdoɹd é uou ɐɯ ˙ís ǝsɹoɟ ¿oʇɐʇʇǝdsɐ ıɐɯ ǝʇsǝɹɐs oן ǝʌ ˙ɐıɹɐ’p ’od un ǝɹǝpuǝɹd ɐ ǝɹıɔsn ıp oubosıq ɐɥ oʇuɐʇ ıubo ǝɥɔ ǝ ˙obɹɐʇǝן uı ‘íן ǝɹdɯǝs é ɐıןןoɟ ɐן ǝɥɔ ǝɹɐpɹoɔıɹ ןǝu ıʇnuıɯ ǝnp ıʇsǝnb ǝɹıʇsǝʌuı oɯɐıןboʌ ˙ıɥɔɔǝds ıp oʇınɔɹıɔ oʇɐɔıʇsıɟos un ǝɹɐʇʇǝboɹd ɐ ısɹɐubǝbuı o ɹoʇıuoɯ ןı ǝɹɐɔıpɐɹs ǝɥɔ oıןbǝɯ ǝɹdɯǝs ˙ıןןǝɹʇsıdıd ǝɯoɔ oʇʇıɟɟos ןɐ ıʌǝʇǝpuǝddɐ o ǝןɐɔıʇɹǝʌ ɐן ǝɹɐɟ ɐ ǝʇɐɹɐdɯı ¿ıɔɹǝbbǝן ǝʇǝןoʌ ˙ǝʇɹǝdoɔs ǝʇɹɐɔ ɐ ɐɔoıb ıs ıpuınb ˙ıoʌ ıuɐɯop ˙ınן ɐpuɐɯoɔ ıbbo ˙ísoɔ ɐʌ ¿ou  ‘ǝnbunp ‘ǝɹɐןobǝɹ oʇʇnʇ  ˙ǝsןɐɟ ouuɐɹǝʇןnsıɹ ‘ıuɐɯop ‘ǝʇןoɯ ǝɹnddǝ ‘ǝızıʇou ǝɹǝpuoɟɟıp ɐ ouɐnuıʇuoɔ ıןɐuɹoıb ı ˙ǝןɐnbn opuɐʇsǝɹ ɹnd ‘ɐıqɯɐɔ oʇʇnʇ ǝ ǝןıɹdɐ oɯıɹd :ǝןɐnuuɐ ɐzuǝpɐɔs ɐ ‘ǝןıqɐןןoɹʇuoɔuı oqɹoɯ un ’ǝ ˙ǝʇɹǝsuoɔ ǝuuıd ǝן uoɔ ǝuızɐbɐɯʎɐظʎɐɯ ǝɹɐpɹɐnb ɐ ǝɹǝuɐɯıɹ oʇɹǝɔ ɐʌǝʇod uou ǝɥɔ ǝןıɹdɐ’p ǝɔsǝd ןı ‘ınן è oʇnןossɐ ɐʇsıuobɐʇoɹd ןı ıbbo ˙ɐʇɹodɯı oɔod oɔıɹoɟɐʇǝɯ o ɐʇɹɐɔ ıp ıs ǝɥɔ

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ESPERIENZA 150: BUON COMPLEANNO ITALIA

Oggi l’Italia compie 150 anni. E ci va di farle gli auguri cosí. Non ripercorreremo la sua storia come tentato ieri sera da Rai Uno. Non ci perderemo ad esaltarne la maestosa bellezza e l’incredibile forza senza la quale non avrebbe saputo rialzarsi con tanta determinazione dopo innumerevoli cadute. E non ci azzarderemo di sicuro a criticarne i lati oscuri , non oggi che La Stampa riporta questo scambio di battute tra due anziane Torinesi :  “Che uomini c’erano allora. Quelli sì che vedevano lontano, sapevano capire. Ce ne fosse di gente così oggi… ”.

Proveremo invece, da bravi italiani all’estero quali siamo, a raccontarvi come ci siamo sentiti ieri sera, davanti al teleschermo. Fossimo stati lí, con le altre 100000 persone che sono scese per le strade a fare festa, non avremmo certo avuto il tempo di scrivere queste righe, perché adesso ci saremmo a malapena ripresi dalla notte bianca che ha animato fino all’alba di questo nuovo giorno la prima capitale d’Italia. Invece eravamo qui accanto, presso i nostri gemelli francesi, ad osservare basiti le immagini delle piazze gremite.

Non si puo descrivere la sensazione che abbiamo provato quando il primo fuoco d’artificio ha trafitto il cielo di Roma, allo scadere della mezzanotte. Un misto di fierezza e commozione ed anche una leggera malinconia. Perché ci sentiamo un po’ come quando una storia finisce senza che si sappia il perché.

Ancora innamorati, ma troppo orgogliosi per ammetterlo, osserviamo il nostro Paese festeggiare con gelosia, vestito della sua eleganza, quella che gli altri ci invidiano. E intanto sappiamo che forse non ci sveglieremo mai più cullati dal suo abbraccio, perché qualcuno o qualcosa ce l’ha portata via. Forse l’indifferenza, forse l’indolenza. Forse l’egoismo di chi preferisce farla sua piuttosto che lasciarla vivere al mondo.  Eppure dentro di noi, mentre guardiamo quei volti sorridere contro la pioggia, speriamo in silenzio che l’Italia, la nostra Italia, si desti e che si accorga di noi. Del nostro Amore lasciato a riposare dentro a un ricordo e che ci piace pensare, un giorno, le rinnoverà la voglia di essere il Paese che era e che puó tornare ad essere quando vuole : bello e possibile.

MJM, DIARIO DI UN’OPERAZIONE RIUSCITA

Chi ben comincia è a metà dell’opera, dicono. Eppure, 500 accessi dopo un solo giorno di vita sono abbastanza per convincere MayJayMagazine che questa è la strada giusta da percorrere. Tutto ha avuto inizio domenica pomeriggio, quando su Facebook hanno cominciato a diffondersi strane voci. Gli status lo confermavano : alle 21 qualcosa sarebbe successo. E infatti alle 21 esatte di quella stessa sera, un misterioso timer è partito. Per aiutare chi a quel punto non sapeva più che pesci pigliare, abbiamo creato un evento sullo stesso social network, il quale ribadiva l’antifona: “Qualcosa bolle in pentola”. Sono cominciate così a piovere le iscrizioni e in 12 ore eravamo già 111.

L’incredibile risposta e i tantissimi commenti sulla bacheca dell’evento ci hanno spinto ad osare di più. Pur rimanendo dell’idea che fosse meglio non svelare nulla, abbiamo cominciato ad inviare qualche indizio: prima un’immagine (che in seguito si è rivelata essere una variante del nostro logo); poi un video che ha aggiunto altra carne al fuoco: un po’ Cloverfield, un po’ The Blair Witch Project, la nostra caporedattrice ha finto di essere inseguita dai cattivi per aver indagato sulla natura del countdown. Nel video accennava ad alcuni numeri ricorrenti, “soprattutto dei 6”. Ebbene eccovi svelato l’arcano: 6 sono le rubriche e 6 sono (per ora) i componenti della nostra redazione, i quali hanno, tra l’altro, dei nickname alquanto bizzarri come noterete consultando la sezione ABOUT (ed ecco spiegata la “stranezza” dei nomi di cui parlava subito dopo la nostra fuggitiva).

Allo scadere del tempo eravamo ormai 300: in poche ore Google Analytics ha riportato un’incredibile impennata delle visite, la maggior parte delle quali reindirizzate dal sito del countdown. Il tutto mentre rendevamo pubblica la nostra fanpage: i commenti dei primi 100 sostenitori ci hanno commosso e inorgoglito e ci hanno fatto capire che ogni notte insonne, ogni delusione, ogni attacco di panico sono valsi ogni singolo minuto di queste ultime 48 ore.

La strada è lunga, ma le idee sono fertili. Abbiamo in serbo per voi parecchie sorprese e se vorrete continuare con noi quest’avventura, fateci sapere cosa ne pensate. Perché oltre a raccontarvi quel che accade nel mondo, ci piacerebbe parlare con voi, interagire attraverso i mezzi che il presente ci offre. Perciò non fate i timidi: usate Facebook, Twitter e Flickr e diteci la vostra. Sempre. Perchè per andare avanti, abbiamo bisogno di voi.

L’ATTESA E’ FINITA: NASCE MAYJAYMAGAZINE

Il tempo è scaduto. Dopo 3 mesi di preparativi e 36 ore di mistero e suspense su Facebook, il conto alla rovescia si è azzerato: oggi MayJayMagazine si mostra al mondo. L’idea è venuta così, di botto. In un pomeriggio come tanti, quando sei lì sui libri che ti chiedi perché lo stai facendo. Quando dovresti studiare, ma ti trovi a rileggere la stessa riga cento volte senza riuscire a capire di cosa parli.  Ebbene, in uno di quei giorni mi sono detta: perché no? Perché non concretizzare un sogno, un progetto, qualcosa che fosse mio, ma anche di tutti. Una rivista che esprimesse in articoli congestionati, ma ben scritti, cosa pensa la gente e cosa accade nel mondo, reale o virtuale che sia. Detto, fatto.

La parte dolente è stata la costruzione del sito, tra gestione del linguaggio .php e implementazione dei plug-in. Un mal di testa che ve lo raccomando. Poi è arrivato il divertente: ingaggiare una redazione degna, un gruppo di lavoro vivace e attento che avesse una specialità, ma che sapesse cavasela anche nelle rubriche non proprie. Finalmente si è cominciato a scrivere. La scatola che prima era vuota ha iniziato a tracimare e più si riempiva, più i pensieri correvano e diventava necessario aumentare le risorse per renderli concreti.

Chiaramente, come spesso accade, è arrivato il panico. L’attimo in cui ti dici che è finita. Che non ce la farai mai. Che sei pazzo e che tutto questo non ha senso. Che nessuno ti seguirà perché nel web sei soltanto un numero ed è stato allora che Facebook mi è venuto in soccorso: perché non provare a creare aspettative attraverso un evento online? Perché non scatenare una reazione a catena che incuriosisse i futuri lettori?

L’obiettivo era sfruttare l’effetto domino derivato dalla curiosità umana: io aggiorno uno status, tu non capisci, commenti e intanto ti poni delle domande. Allo stesso tempo i miei amici scrivono le stesse cose, indicano le stesse date, parlano dello stesso countdown. Ma che sta succedendo? E’ così che ho visto materializzarsi sulla mia bacheca centinaia di commenti, una risposta senza precedenti (300 iscritti all’evento!) che non sarebbe mai stata possibile senza il vostro supporto.

Ringrazio tutti coloro che hanno aderito a questo esperimento virtuale, sperando che quanto hanno visto materializzarsi allo scadere del tempo sia valsa l’attesa. E ringrazio la redazione che per prima ha voluto credere in una follia che adesso è realtà e continuerà ad esserlo finchè le loro penne avranno parole da scrivere. Inutile dire che stiamo già reclutando nuovi adepti e che presto la famiglia si amplierà. Infine vorrei ringraziare Luke e Matt senza i quali tutta questa diavoleria del conto alla rovescia in Java e il sito stesso sarebbero rimasti uno dei tanti motivi per cui non riuscivo a dormire la notte.

Oggi apriamo le porte a un nuovo concetto di editoria, dove la creatività ha la meglio sulla noia e le parole sono importanti (vero Nanni?). Non ti promettiamo la luna, ma un modo semplice per raggiungerla, ogni giorno.  Perché MayJay è un segnale d’aiuto. Una richiesta di soccorso per chi ha fame di novità. E’ una rivista, un blog, ma soprattutto un luogo da cui le idee precipitano, in una corsa adrenalinica contro la noia. Se ami le sfide, ci conosci già. Se invece sei nuovo di queste parti, prova a buttarti con noi.